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Meraviglie della scienza e della tecnica – Il Crystal Palace di Joseph Paxton

1 Giugno 2018

Londra, 1851.

Piena epoca vittoriana.

È l’alba degli anni ruggenti della seconda rivoluzione industriale.

La febbre del vetro e dell’acciaio inizia a dilagare. Ingegneri e architetti rampanti cominciano ad esplorare le immense potenzialità dei prodotti industriali. La prefabbricazione potrebbe essere la soluzione.

L’entusiasmo si mescola ai fumi delle fabbriche e ai vapori delle locomotive a carbone.

La velocità inizia ad essere il fattore determinante.

Il movimento e il progresso. Ossessione. Le basi del futurismo.

La perseveranza dell’uomo moderno è seconda solo alla fame di conquista.

Qui si rincorre il futuro, cerchiamo di accantonare ancora per un po’ la preoccupazione per gli slums e per le scarse condizioni di salute della popolazione.

Povertà e fuliggine sono inseparabili.

E mentre gli operai muoiono in fabbrica e nei cantieri, ad Hyde Park si guarda con occhi sognanti alla magnifica costruzione del futuro. Il Crystal Palace.

Uomini baffuti o con folte basette, con cappelli a cilindro e bastoni da passeggio discutono sul da farsi. Tra loro Joseph Paxton. Botanico e architetto. Giardiniere. Costruttore di serre e di grandi fontane. È suo il progetto del Crystal Palace.

Una gigantesca serra.

 

 

Nemici e amici del Crystal Palace

Criticata e ammirata. Londra non poteva competere con le meraviglie architettoniche delle altre capitali europee. Ma quanto è vero Iddio nessuna di loro aveva un palazzo di cristallo.

 

Other capitals may excel the British metropolis in the architectural magnificence of their mansions churches and public buildings; – but no other owns a Crystal Palace!

 

Romantico e onirico. Etereo spazio carico di luce. Suggerisce forse un immaginario romantico ruskiniano. Esaltazione della natura che divora lo spazio nel cuore della metropoli londinese. Soverchiatrice dell’ordine del mondo umanizzato. Un uomo (Paxton) ha cercato di dominarla racchiudendola dentro una struttura trasparente. Inedita e spaventosa.

 

È la magia del vetro. Proteggere senza imprigionare

 

Un mondo selvaggio in una boule de neige. Come Jumanji o l’isola di King Kong.

D’altro canto i massimi esponenti del romanticismo inglese non volevano saperne niente di Crystal Palace. In effetti a ben pensarci forse si tratta di un immaginario oltre il romanticismo.

Steampunk. Tecnologia, scoperte e gonne con la crinolina.

Pugin diceva che fosse “il più mostruoso oggetto mai immaginato”.

Ruskin, affezionato alle sue sette lampade, lo riduceva a un po’ di normale algebra unita al progetto di una serra più grande di tutte le altre, ma niente di più. Non voleva averci niente a che fare col Crystal Palace.

Pregavano perché lo scempio fosse scongiurato, sperando che almeno i ministri si ribellassero, gridando “Ammutinamento!

 

Paxton però ci credeva di brutto e dopo aver fatto lavorare gli operai fino allo stremo per 18 ore al giorno, in pochissimo tempo aveva concluso il suo gioiello avveniristico.

Ancora non immaginava che il futuro non avrebbe retto ad un incendio. Il brevetto Hennebique li avrebbe potuti salvare ma non era contemplata la rinuncia alla trasparenza del vetro e alla leggerezza della ghisa. Si tratta di una costruzione incantata, mica di sterile ingegneria.

 

 

Concorso per la costruzione del palazzo della Great Exhibition

Il principe Albert, consorte della grandiosa regina Vittoria imperatrice, aveva avuto l’occhio lungo e aveva buttato lì l’idea di questa mastodontica mostra a livello mondiale.

La prima grande Esposizione Universale. Tutte le nazioni erano invitate a partecipare con i loro prodotti di punta della nascente Industria. Nuova madre di tutte le ricchezze.

14.000 partecipanti, la metà non erano britannici. Valanghe di francesi e americani.

Tutti desideravano mostrare i propri progressi nel tempio della nuova tecnologia costruttiva che era riuscita a mettere da parte la pietra, il mattone e la calce.

Era un continuo susseguirsi di stand con gli articoli più disparati: dentiere, protesi per gli arti, colt, diamanti, macchine impacchettatrici, prodotti in gomma Goodyear, antesignani del fax.

La scoperta delle meraviglie del mondo in un solo giorno. E in un solo giro.

Nel 1849 il Principe Albert, rappresentante massimo della Royal Society of Arts, e il suo consiglio di gentiluomini avevano indetto un grande concorso che aveva attratto un enorme affluenza di candidati. Più di 240 progetti erano stati presentati, ma solo due scelti. Uno francese, di Hector Horeau, e uno irlandese, di Richard Turner.

Alla fine però la commissione non era del tutto convinta di quale sarebbe stato il risultato concretizzando uno dei due progetti. Per questo si riunì nuovamente e propose delle linee guida, alle quali Paxton rispose con la sua innovativa e gigantesca serra. Fu amore  prima vista.

 

 

L’innovazione del Crystal Palace e le intuizioni di Paxton

Il progetto rispettava le caratteristiche di economicità, semplicità di costruzione e montaggio, velocità e innovazione. Vetro e ghisa. I materiali del futuro.

Da buon costruttore di serre sapeva quel che faceva. E l‘aveva fatto ad una scala mai vista prima.

Un sistema modulare di travi e pilastri prefabbricati in ghisa governava il suo progetto e aveva garantito la costruzione del super padiglione entro 10 mesi dall’inizio dei lavori.

Un numero infinito di lastre di vetro alla massima grandezza fabbricabile in quegli anni aveva dato volume al telaio. La costruzione, per quanto spesso ridotta alla meschina definizione di serra fuori misura, aveva del sensazionale. La capacità di utilizzare le nuove tecnologie, esaltando i materiali più avveniristici, aveva fatto del Crystal Palace un edificio con la magnificenza di una cattedrale gotica incredibilmente futuristica. La modularità e l’essenzialità mettevano le basi per il funzionalismo di Le Corbusier e per una lunga serie di concetti inediti in architettura. Come l’exsistenzminimum.

Non c’è alcun dubbio che Paxton avesse del gran talento.

L’edificio era attraversato da un maestoso transetto voltato a botte che stabilizzava la struttura snella e inglobava al suo interno i grandi alberi di Hyde Park. Le travi principali che reggevano il telaio erano pensate per il duplice scopo statico e di raccolta dell’acqua piovana e della condensa, per un sistema alternativo di irrigazione.

Economia e semplicità le parole d’ordine nella sua idea di palazzo delle esposizioni britannico.

 

 

L’interno del Crystal Palace. Venghino signori, venghino!

Gli stand si susseguivano, modulari, coloratissimi e un po’ kitsch. Ognuno portava l’identità ridondante della propria nazione. Erano estremisti del commercio.

Centinaia di bandiere sventolavano, inneggiando alla patria, all’interno del Crystal Palace e combattevano per trovare il loro spazio. Era una battaglia mondiale che per la prima volta non si consumava con le armi sul campo, ma pacificamente sul piano dell’economia industriale. Se di pace si può parlare.

Stimolare l’immaginario delle persone con la conoscenza. Con la novità, l’eccezionale e l’esotico.

E poi la regina Vittoria inaugurò la prima Esposizione Universale e il Crystal Palace sostenendo che quello fosse “uno dei più fantastici e gloriosi giorni delle nostre vite”. E aveva ragione.

Il successo era stato stratosferico e pur essendo un’esposizione temporanea, nessuno aveva voluto che il Crystal Palace morisse alla chiusura della Great Exhibition. Per questo quei gentiluomini con baffi e basettoni di cui si parlava all’inizio, (Paxton sempre in prima linea) si adoperarono per lo smontaggio e la ricostruzione dell’edificio a sud della metropoli, nelle campagne di Sydenham, lontano dai fumi e dalla nebbia di Londra.

Il Crystal Palace nacque nuovamente, ancora più grandioso del primo.

 

It’s more like the product of necromancer’s spell – than a mechanical structure of iron and glass. Its arch can shelter the population of a great city

 

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