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Architettura fantastica – Le carceri di invenzione di G. B. Piranesi

13 Giugno 2018

Venezia, terra di confine.

Che non è stata mai occidente, ma nemmeno oriente.

Sull’orlo di confine tra due mondi, isolata Serenissima. Non si sa se sia più Svizzera o più Gerusalemme. È una membrana che filtra e mescola due culture diametralmente opposte senza essere definitivamente né l’una né l’altra.

Nelle sterminate campagne venete, nel ‘700 germina il seme della prossima industria, intorno alle ville palladiane.

Le coltivazioni intensive si perdono sul filo dell’orizzonte.

Nel secolo che promette la rivoluzione, Piranesi vive la sua visione del mondo e la riproduce in incisioni a bulino. Contrasti violenti tra bianco e nero. La luce e l’ombra. Segni netti, prepotenti e brutali. Serviranno poi agli espressionisti del Novecento, per esprimere la propria identità di brücke.

Nessuna menzogna. La verità è di fronte ai nostri occhi.

Lunghissime ombre la avvolgono e sembrano appartenere a oggetti e individui che si trovano proprio dietro di noi. Osservatori catapultati nel disegno fantastico e riproducibile delle Carceri di Invenzione di Piranesi.

Eppure qualcosa non torna. Ma che razza di posto è questo?

La mente nera, come diceva Hugo e poi Yourcenar, parlando di proprio di lui.

L’oscurità che ha del teatrale, la sproporzione dei corpi e degli oggetti propone una nuova gerarchia irreale eppure realistica. Si tratta forse di gerarchia sociale?

carceri di invenzione - intestazione

Vedute, Capricci e modelli di bellezza

Piranesi inizia con meravigliose vedute di Roma, più belle di Roma. E poi le tante raccolte di antichità romane. Il fascino delle rovine infestate dalla vegetazione fa emergere la sua passione per l’archeologia e il culto del ritrovamento. È l’alba del rovinismo, selvaggio e romantico, per cui John Ruskin perderà la testa più avanti.

La nuova religione dell’uomo illuminista alla ricerca del vero modello di bellezza nell’arte.

Dopo la riscoperta del patrimonio archeologico è iniziata la gara a chi ruba di più in giro per il mondo. Si arricchiranno presto di nuovi pezzi rari le già immense collezioni dei vari gabinetti delle curiosità. Lord Elgin ci darà dentro nel secolo successivo in nome di Sua Maestà.

A proposito di bellezza e modelli.

Volano parole grosse tra Piranesi e Winckelmann.

Il primo rimane della propria idea e si beffa del secondo.

Winckelmann sostiene che nell’arte greca risieda la vera bellezza primordiale. Anche se quello a cui fa riferimento sono per lo più riproduzioni. E a volte pure brutte. Che paradosso.

Piranesi coltiva invece il culto dell’arte e dell’architettura italica, quella delle maestose rovine di Roma. Ne esalta le origini etrusche. Colleziona e vende reperti archeologici.

Produce le incisioni della serie dei Capricci.

Capricci della natura o realtà raccapriccianti? Forse di più la seconda.

La natura sovverte le regole del mondo umano e lo divora lentamente avvolgendolo nelle sue radici. Trascinandolo in fondo, nel cuore della terra.

Al centro della memoria. Come un tesoro archeologico.

L’architettura inizia ad essere decadente come le rovine romane, come la struttura sociale. Confusa e carica come quella del barocco che ha cambiato le forme asciutte ed espressive della storia. Tipo e modello soffocano sotto strati di drappeggi di marmo. È l’aberrazione delle linee una volta rette e ora annodate su sé stesse in volute infinite. Spezzate dalla rifrazione dell’acqua.

A Piranesi il barocco non piace.

carceri di invenzione - tavola IV

Luci ed ombre nelle carceri di Piranesi

Le Carceri di Invenzione contengono un universo immaginifico, vivo e spaventoso.

Qui si discute di architettura e di società. Si rinuncia alla rappresentazione classica dell’arte tendendo all’esasperazione dei contrasti, ma anche dei sentimenti.

L’inquietudine, la paura, l’ingiustizia, il dolore, l’angoscia. Claustrofobia e agorafobia insieme. Istinto di fuga che corre per scale che non portano da nessuna parte.

Quanto può funzionare un sistema correttivo basato sulla tortura? È vero, Foucault poi ce lo spiega bene. Ma può bastare un bastone legato stretto stretto al nostro culo per raddrizzarci? Forse la tortura è puro spirito sadico-artistico e mera arbitrarietà.  Questa ortopedia sociale che ti lacera i tessuti non mi pare granché.

A Piranesi il sistema punitivo non piace.

Per descrivere quello che vediamo nelle Carceri di Invenzione possiamo iniziare da 3 P fondamentali:

  • Proporzione
  • Prospettiva
  • Punizione

carceri di invenzione - tavola VII

Proporzione

Torturatori mastodontici e omini microscopici come formiche contro titani di pietra (o carne?), eccitati come pornodivi sul set. Il loro lavoro, indiscutibilmente, è una passione. Manovrano giganteschi strumenti di tortura.

Colossali ruote di legno che strappano le carni, smisurati aculei di ferro che trapassano i corpi dei poveri sfigati nei dintorni. E poi spazi enormi, soffitti altissimi, non si sa a misura di chi. Eccesso per spiegare l’opposizione all’eccesso. Piranesi rompe le regole della proporzione umana e degli oggetti architettonici e pare che mostri gli attori per la loro importanza sociale. O meglio, per il loro potere sociale.

La perdita di misura amplifica l’inquietudine e inasprisce il contrasto tra ombre imponenti e piccole luci che sembrano filtrare da spiragli o minute lanterne.

Proprio come in una gattabuia.

carceri di invenzione - tavola III

Prospettiva

E qui casca l’asino. Avete presente quella scoperta fantastica che aveva fatto L. B. Alberti con la prospettiva? Aveva cambiato le sorti di tutta la storia dell’arte e inventato una nuova rappresentazione dell’architettura. Ricostruiva le aberrazioni dell’occhio umano come una lente fotografica rendendo il disegno architettonico, ma anche il paesaggio e gli uomini che li popolano con un gran realismo capace di ingannare l’occhio dell’osservatore.

Aveva reso la profondità su un foglio. La terza dimensione che fino ad allora esisteva solo nella realtà.

Anche Piranesi la usa. MA. Qui c’è un ma grande come una casa. Come la usa? Piranesi costruisce con una prospettiva ineccepibile ambientazioni inesistenti nella realtà e dimostra che la prospettiva è pura costruzione prospettica. Altro che occhio e aberrazione. Qui è pura fantasia, degno capostipite surrealista. Costruisce una dimensione alternativa, dove si tracciano percorsi impossibili fatti di ponti e scale lunghissimi che non portano palesemente altrove.

Per quanto si cerchi una via d’uscita, non c’è nessuna via d’uscita.

Ponti e passerelle tagliano le Carceri piranesiane disegnando un dedalo percorribile all’infinito e costellato di aperture sbarrate e catene che pendono un po’ ovunque. Eserciti di uomini-formiche li attraversano sperando di trovare un nascondiglio.

Piranesi lancia la sua sfida alla teoria della prospettiva albertiana e, attenzione, la vince.

carceri di invenzione - tavola II

Punizione

Il carcere finge di agire in prospettiva della correzione, ma in realtà non ne ha una. La punizione così come la tortura è fine a se stessa e si ripete all’infinito senza una reale possibilità di risoluzione. Così le Carceri di Piranesi sembrano denunciare le storture della struttura sociale.

L’architettura delle sue incisioni è costruita secondo calcoli prospettici esatti eppure con un risultato che sappiamo essere totalmente errato (parafrasando Yourcenar), evidenziando come con qualcosa che si reputa per definizione corretto si possa produrre un risultato del tutto scorretto o, peggio ancora, arbitrario.

In sostanza la tortura non serve che al torturatore. Non serve certo alla legge per stabilire il controllo e restituire alla società degli uomini raddrizzati dai metodi duri della prigione.

La capacità di controllo, nelle Carceri piranesiane è del tutto perduto, nella prospettiva, nelle proporzioni, nella violenza delle azioni.

 

carceri di invenzione - tavola V

 

Per Piranesi l’architettura va al di là della progettazione e del disegno. È politica, storia, denuncia, immaginazione. In un momento storico in cui l’architetto prende sempre più volentieri in mano la matita progettando sulla carta la complessità degli spazi, in Piranesi Architettura è Utopia.

 

 

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