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Valentine Olivetti: la biro della dattiloscrittura

14 Ottobre 2018

Rosso come il ‘68 italiano, l’occupazione, le proteste studentesche e operaie.

Rosso come la rivoluzione.

Rosso Valentine.

Ettore Sottsass aveva in mente un progetto rivoluzionario. Sotto la minaccia dell’invasione sul mercato delle macchine da scrivere portatili giapponesi aveva pensato ad un pezzo fuori dal comune.

Fino ad allora tutte le macchine da scrivere erano in scocca metallica. Le nuove tecniche industriali avevano fatto fare passi da gigante alle produzioni di oggetti di uso comune.

Le macchine da scrivere Olivetti erano innovative, belle e avevano messo in ombra i prodotti di tutti gli altri competitors.

Camillo Olivetti, fondatore e padre di Adriano, aveva le idee ben chiare.

Voleva che le sue macchine da scrivere non fossero un “gingillo da salotto con ornamenti dal gusto discutibile”, ma ci teneva che avessero invece un aspetto serio e elegante. Insomma non teneva al fatto che seguissero una moda. Come invece si tendeva a fare nel periodo in cui nasceva la sua azienda.

 

 

Attacchi d’arte

Era l’alba del XX secolo.

C’era un alone di follia che calava come la nebbia su coloro che disegnavano gli oggetti d’uso comune.

I nuovi gioielli borghesi.

Aleggiava nell’aria un bislacco spirito di competizione.

Si gareggiava per la creazione dell’ornamento più estroso o più audace o più oltraggioso.

A ben guardare alcune di queste creazioni sembrava che qualcuno avesse fatto uso di sostanze allucinogene, ma purtroppo non era così. Era la fiera della vanità.

E dell’assurdo. Un delitto, con tutti quegli ornamenti, diceva Loos.

Gli Olivetti, invece, mantenevano il loro aplomb da gente del nord, senza eccessi e con grande eleganza.

 

 

Esplorare nuove frontiere

Un decennio dopo la fine della guerra manifestavano un grosso interesse per i futuristici progressi dell’elettronica. Si occupavano di calcolatori e Sottsass era stato incaricato di progettare una scocca piacevole e funzionale per quei mastodontici computer che ingombravano intere sale.

Raccolta la lezione di Behrens, Sottsass aveva cercato una soluzione a questo dilemma mentre velocissimamente le dimensioni dei processori diventavano sempre più piccole e il suo incarico diventava una scommessa contro il tempo.

Mentre le valvole venivano rimpiazzate dai transistor, Sottsass vinceva il suo primo Compasso D’oro.

Adriano l’aveva scelto dopo aver visto i suoi lavori del dopoguerra. Aveva un portfolio quasi misero ed era povero in canna. Faceva dei lavori manuali per rimediare qualche soldo.

Come diceva di sé stesso Sottsass, non era famoso, però era amato.

Giò Ponti, con cui aveva un legame speciale gli dava uno spazio su Domus per pubblicare alcune delle sue creazioni.

Aveva partecipato alla selezione che aveva indetto Olivetti per nuovi incarichi all’interno della nascente divisione elettronica della sua azienda.

Sottsass era stato scelto. Architetto, pittore, scultore, designer, artista multisfaccettato.

 

 

Valentine, la rossa portatile

Nel 1969, quando il progresso nel ramo informatico correva al galoppo, le macchine da scrivere non avevano ancora esaurito il loro compito.

Inventa la Valentine, o la Valentina. Rosso vermiglio. Emblema della giovinezza.

Altro Compasso d’Oro.

Una serie di pubblicità cercava di spingere la Valentine oltre i traguardi di tutte le altre macchine da scrivere. Voleva essere diversa da tutte le altre, la rossa portatile.

Dimenticata la carrozzeria in pressofusione di alluminio, come era la bella Lettera 22 di Rizzoli, Sottsass l’aveva pensata in plastica, quella più cheap. Il moplen.

Senza le minuscole, come i telegrammi, e senza il campanello per andare a capo.

Poi  Olivetti aveva pensato che fossero scelte troppo estreme e aveva ordinato che fosse fatta in ABS, con le minuscole e con il campanello.

Era una portatile con una scocca rosso fuoco che portava il nome Valentine in caratteri olivettiani e una custodia rigida dello stesso colore e materiale.

Un secchiello pratico e poco pretenzioso con cui portare in giro la propria macchina da scrivere.

Voleva essere una macchina da scrivere popolare che però era diventata uno status symbol per gli intellettuali. Una sorta di icona radical chic.

Orrendamente radical chic.

L’esatto contrario di quanto aveva pensato Sottsass, che per spingere la sua Valentina aveva speso un sacco di soldi in pubblicità. Suscitando l’ira dei capi.

Le vendite sul piano industriale andavano malissimo eppure tutti amavano la Valentine, la biro della dattiloscrittura.

 

 

Filosofia, etica e comunità

Sottsass sposava la filosofia di Adriano Olivetti. Credeva nella comunità e nella sua etica di industriale illuminato. Vedeva l’industrial design non come un orpello per aumentare le vendite, ma credeva piuttosto nell’aspetto umano della sua attività.

Ogni prodotto era la metafora della responsabilità che l’industria aveva verso la gente e l’ambiente da cui prendeva le sue risorse.

Vedeva un’evoluzione che partiva dalla creazione di una comunità, una grande famiglia in seno all’industria dove tutti i lavoratori avevano vantaggi e servizi oltre agli oneri, fino ad arrivare ad una vera e propria comunità territoriale, con una valenza e una volontà politiche.

Perché Olivetti non puntava necessariamente ed esclusivamente al business, e Sottsass era d’accordo.

Olivetti aveva introdotto, nella sua visione delle cose, un profondo senso di responsabilità di carattere etico e sociale.

L’industria prendeva dalla società un contributo in termini di risorse e forza lavoro, ma era anche in grado di restituire qualcosa in cambio.

Insomma, era fottutamente sostenibile. E giusta.

Nella ricerca dell’industrial design perfetto, ciò che guidava il fiuto dei creativi Olivetti era la capacità di mettere insieme i concetti di innovazione e complessità dell’immagine del prodotto.

I risultati ottenuti erano certamente diversi, ma sempre riconoscibili nella loro identità di prodotti Olivetti.

Parola d’ordine: unità nella diversità.

La Valentine era la sintesi di tutto questo. Era il manifesto della sostenibilità sociale e dell’alto livello di produzione.

Il mix perfetto tra innovazione, tradizione e marketing pubblicitario.

Un design seducente e una tecnologia impeccabile.

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